PALEOLITHIC ART MAGAZINE




EDITORIALE


Ieri, oggi, domani.


Il nuovo anno si apre con un importante studio di Pietro Gaietto.
In esso, viene tracciata sinteticamente, ma con ricchezza di dati, generalmente poco conosciuti anche da chi studia la Preistoria, una storia delle scoperte dell'arte del Paleolitico inferiore, ad iniziare da 150 anni fa, quando Boucher de Perthes, oggi acclamato come il padre della Preistoria, offrì copiose e chiare evidenze dell'esistenza di utensili ed arte "antediluviana".
Allora quell'uomo geniale non ebbe vita facile, e fu solo alla vigilia della sua morte che il mondo accademico cominciò a riconoscere l'esistenza di pietre intenzionalmente lavorate per farne utensili.
Col tempo, l'ipotesi divenne assoluta certezza, e il mondo accademico fece sua la ricerca sulla pietra scheggiata, il che prosegue tuttora, sia pure con tecniche di studio più sofisticate ed altamente tecnologiche e con obiettivi in parte differenti da quelli iniziali.
Non così per l'arte.Perchè?
Eppure, sia l'utensile che l'opera d'arte presuppongono un progetto, dunque una mente.
Il discorso sulla mente ha sempre fatto paura al ricercatore, specie se l'indagine su di essa non è di sua diretta pertinenza.
Oggi, varie discipline si interrogano sui misteri di questo strettissimo intreccio/identificazione corpo/mente.
Nessuno più ragiona in termini di dualismo .
Da Freud in poi, le scienze psicologiche, ora affiancate anche dalle neuroscienze, che vorrebbero in qualche modo "l'appalto" del discorso relativo al funzionamento della mente, si sono interrogate e si interrogano sulla coscienza, indagando sull'origine del pensiero.
L'indagine epistemologica sul pensiero sembra non avere mai fine.
Ma quando il discorso si sposta sulla spiritualità dell'uomo, la scienza ufficiale pone delle grosse resistenze, come davanti a tutto quello che non è misurabile nè quantificabile.
Vecchio , falso problema che chi, come me, opera da lungo tempo nel campo della psicoanalisi, ben conosce.
Resistenze simili, io credo, agiscono tuttora in seno alla comunità degli studiosi di Preistoria, per cui l'arte, prodotto del pensiero ma anche espressione di spiritualità, o ad essa correlata, viene tuttora negata, ai primordi dell'Uomo.
Perchè?
Anche gli uccelli costruiscono nidi artistici, "più belli del necessario".
Vorremo continuare a negare all'uomo quello che si concede ad altre specie animali meno evolute?
Per quanto tempo ancora vorremo continuare a negare e scindere il pensiero che sottende alla creatività progettuale di un utensile, sempre pensato e calibrato per uno scopo preciso, e poi realizzato, dapprima rozzamente, poi sempre più perfettamente, fino ad arrivare alle stupende, diafane foglie di lauro solutreane, che nulla hanno da invidiare alla creatività e alla tecnica di uno sperimentato e creativo maestro vetraio di Murano, in nome di una conformazione della volta cranica, o della mascella, o della laringe, speculando sulla capacità di parlare dei nostri più antichi progenitori, dimenticando i numerosi mezzi di comunicazione extraverbali che, non a caso, spesso ancor oggi permettono di comunicare a livelli più profondi e complessi di quanto talora non consenta un abusato linguaggio verbale?
Vorremo continuare ancora a lungo a negare spiritualità all'uomo fin dai primordi? e quindi negargli la possibilità di fare arte fin dai primordi, di avere riti, di avere una coscienza di sè, con tutto quello che questo comporta?
Il discorso di Gaietto suona duro e forte riguardo alle responsabilità degli Accademici.
Sono parole su cui vale la pena di riflettere. Specie in un'epoca in cui sembra che nulla sia più importante del discorso tecnologico.
L'uomo solo tecnologico è un uomo deprivato della parte vitale di sè.
La tecnologia fine a se stessa è una grossa tentazione, ma anche una pericolosa illusione: come Icaro, possiamo rischiare di bruciare e sciogliere le nostre ali artificiali, nel presuntuoso tentativo di avvicinarci troppo al sole di un'autonomia senza radici umane, in una infinita, sterile competizione.

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Licia Filingeri (Editor)

Genova, febbraio 2002


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