PALEOLITHIC ART MAGAZINE






EDITORIALE 



Ideale di bellezza artistica ed evoluzione fisica dell'uomo

L'arte del Paleolitico inferiore, col suo ideale di bellezza in evoluzione, ci viene incontro dalle pagine dell'ultimo, importante lavoro di Pietro Gaietto, il libro Scultura antropomorfa paleolitica” (Lulu.com), parte quarta della Collana Evoluzione della Forma, di cui fanno parte suoi più recenti libri (Filogenesi della Bellezza; Cellule intelligenti e loro invenzioni; Erotismo e religione).

Si tratta di un tipo di bellezza molto diverso dal nostro attuale, e soprattutto dalla sua mortifera omologazione. Questo straordinario concetto di bellezza, per essere capito e conseguentemente apprezzato, necessita della conoscenza del periodico alternarsi di deformazioni stilistiche in quel lunghissimo periodo di tempo che va da Homo habilis a Homo erectus e dall'Uomo di Neanderthal all'Uomo moderno

Gaietto legge le deformazioni proprie dei vari stili rappresentativi come “moda” di una popolazione, ma non manca di rilevare anche le “idee” individuali dell'artista,

come avviene in ogni epoca post-paleolitica.

Non è solo questa singolare bellezza a promanare dalle sculture in pietra del Paleolitico, sia da quelle di piccole dimensioni, atte ad essere trasportate e tenute nel palmo di una mano, che da quelle arditamente realizzate sulle eccelse e impervie rupi e sui grandi megaliti . Soprattutto le sculture bifronti ci parlano dell'intensa spiritualità dei nostri antenati, che si esprime con soggetti e abbinamenti che verranno in seguito ripresi dalle religioni dei tempi storici, all'interno della ricchezza e universalità dei miti, con la costante presenza dell'animale, e in particolare di determinati animali, accanto all'uomo.

L'impostazione del libro tocca poi i grandi problemi della Paletnologia che comprende totalmente la cultura spirituale (scultura e religione) e quella materiale (industrie litiche, abitazioni ecc.)

Gaietto ha suddiviso l'arte in due tipi fondamentali: la scultura in arte tridimensionale, e l'incisione e il dipinto in arte bidimensionale. Con un'ardita ma ben documentata ipotesi ha considerato la scultura come produzione esclusiva di un'ipotetica Civiltà occidentale, ponendo invece l'origine dell'arte bidimensionale in un'ipotetica Civiltà orientale, che ha attraversato velocemente l'Europa nel Paleolitico.

Infine, ma non meno importante, un cenno alla comparazione istituita da Gaietto tra sculture di teste umane e reperti di crani giunti fino a noi. Nel corso di tutto il Paleolitico, il tipo umano si evolve di continuo, trasformando il proprio cranio morfologicamente, e di conseguenza anche la sua raffigurazione in scultura, che ne costituisce per così dire un'ulteriore testimonianza e conferma. “I reperti scheletrici nel Paleolitico inferiore sono rari, frammentari e generalmente in piccoli pezzi, in particolare i crani, in quanto non era in uso la sepoltura”, osserva Gaietto. E prudentemente aggiunge: “le sculture antropomorfe sono in numero certamente maggiore, ma sempre poche per impostare una linea evolutiva convincente per un periodo di tempo così lungo.” Tuttavia si possono fare interessanti deduzioni: il fatto ad esempio che in una stessa scultura bifronte siano raffigurati tipi umani differenti ci fa ipotizzare che non sempre un tipo umano è vissuto sostituendosi a un altro precedente, che è di colpo scomparso, ma che spesso tipi umani hanno convissuto assieme. Inoltre si apre un intrigante spiraglio sui tanti anelli mancanti nella storia dell'evoluzione morfologica dell'uomo:molte sculture raffigurano tipi umani a noi sconosciuti, cioè di cui mancano reperti scheletrici. Riuscirà la ricerca di Gaietto a suscitare feconde suggestioni anche in questa direzione nella ricerca dei Paleontologi?



Licia Filingeri (Editor)
Genova, febbraio 2012




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